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L’inerzia del costruttore
Amorino, che
comunque apre il cantiere dopo quattro anni dal rilascio della licenza,
viene rilevata, sia pure con ritardo, dall’autorità municipale che, nel
dichiarare decaduta la licenza, in data 23 giugno 1978 – con provvedimento
firmato dal sindaco Gerardo Capaldo - sospende i lavori. Il provvedimento
del Primo cittadino viene immediatamente impugnato dal costruttore.
L’Amorino, nel presentare ricorso contro l’atto del Sindaco, sostiene che il
Comune - nel rilasciargli la licenza - aveva condizionato l’operatività
della stessa al preventivo nulla osta della Soprintendenza per l’ormai ben
nota questione del portale. Di conseguenza, non si poteva dare inizio ai
lavori se non quando la Soprintendenza - sostiene il costruttore - si fosse
espressa sul progetto. Cosa che avviene il 30 aprile 1977. E’ da questa
data, secondo l’Amorino, che inizia a decorrere il previsto termine dei
dodici mesi prescritto dalla legge urbanistica entro cui bisogna rendere
operante la licenza per non incorrere nella sua decadenza. I lavori, in
effetti, prendono il via nell’aprile del 1978, cioè non oltre un anno dal
nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza. La tesi del costruttore viene in prima
istanza accolta dal Tar che il 6 settembre 1978 sospende l’esecuzione del
provvedimento con cui il sindaco di Atripalda aveva bloccato il cantiere
dell’Amorino. In tutto questo gioco di carta bollata, di notifiche, di atti
giudiziari si “intrufola” di nuovo la Soprintendenza che, continuando a
sbalordire per il suo operato, indirizza al Comune di Atripalda una lettera
in cui “prega” il Sindaco di fornire notizie in ordine alla ditta che va
eseguendo i lavori di demolizione del vecchio “palazzo Sessa” e chiede
altresì di avere restituita copia del proprio parere espresso nel 1977.
Siamo in pieno bailamme. La Soprintendenza - che nell’aprile del 1977 aveva
preferito rivolgersi direttamente al costruttore - ora “ignora” persino le
generalità dello stesso costruttore e, cosa più grave, chiede al Comune di
Atripalda la fotocopia del parere che in precedenza essa Soprintendenza
aveva espresso sulla questione. In merito a questo discutibile comportamento
della Soprintendenza – la cui corrispondenza, ora inoltrata al Comune ed ora
al costruttore, è alla base di quello che venne definito dalla stampa un
“maledetto imbroglio” - arriva un’interrogazione alla Camera dei Deputati
dal parte dell’on. Nicola Adamo. |