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L’intera vicenda dell'ex
"palazzo Sessa", alla quale
si interessano anche la Prefettura di Avellino e la Magistratura ordinaria,
giunge in Consiglio comunale. Siamo al 5 ottobre del 1978 e la massima
assise cittadina (nel frattempo è cambiato il Sindaco: a Gerardo Capaldo
subentra Sabino Alvino) all’unanimità delibera che il Comune debba
costituirsi nel giudizio sorto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale
dopo l’ordinanza di sospensione dei lavori firmata dall’autorità municipale
e determinata da presunta decorrenza dei termini della licenza. Il Comune si
costituisce in giudizio e... in attesa di giudizio i lavori nel cantiere di
Piazza Umberto vanno avanti a
pieno ritmo. A questo punto nuova iniziativa del Comune. La Soprintendenza,
nel rilasciare il richiesto nulla osta in data 30 aprile 1977, aveva
invitato il costruttore a rielaborare il progetto in quanto nello stesso non
veniva garantita la salvaguardia del portale. Trascorre un anno
dalla nota della Soprintendenza: Amorino sembra fare orecchi da mercante e
dell’adempimento
richiesto non vi è traccia. Da qui il nuovo intervento dell’Autorità municipale che il 16
ottobre 1978 sospende con nuova motivazione l’efficacia della licenza
sollecitando il costruttore a rielaborare il progetto nel rispetto della
“raccomandazione” della Soprintendenza. Quindi nuova sospensione dei lavori,
nuovo ricorso dell’Amorino, nuovo accoglimento dello stesso da parte del Tar,
nuova ripresa dei lavori, nuova costituzione in giudizio del Comune. Nel
frattempo, l’opera di demolizione dell’edificio che un tempo fu della
famiglia Sessa giunge a compimento, con turni di lavoro notturni portati
avanti alla luce dei riflettori delle ruspe, e la costruzione del nuovo
edificio, massiccia ed imponente, procede giorno dopo giorno. Si giunge cosi
al 16 ottobre 1979 quando ha luogo il dibattimento dinanzi al Tar:
l’avvocato Spagnuolo Vigorita difende la società costruttrice, l’avvocato
Guido Matarazzo rappresenta il Comune di Atripalda. Il Tar sentenzia che
quando i lavori di demolizione del vecchio “palazzo Sessa” ebbero inizio la
decadenza della licenza si era giù verificata, accertando quindi la
legittimità del provvedimento di decadenza adottato dal sindaco di
Atripalda. Il Tribunale Amministrativo ordina, altresì, che la sentenza
venga eseguita dall’autorità municipale sulla base dell’art. 15 della legge
n. 10 del gennaio 1977 (legge Bucalossi) che recita: “Le opere eseguite in
assenza della concessione debbono essere demolite a cura e spese del
proprietario”. Al costruttore, pertanto, viene notificata l’ordinanza di
demolire quanto realizzato entro novanta giorni. In mancanza - secondo
quanto prevede la legge - l’edificio sarà “gratuitamente acquisito al
patrimonio indisponibile del Comune che l’utilizza a fini pubblici”.
Chiaramente, la vertenza finisce davanti al Consiglio di Stato: il
costruttore può realizzare quanto progettato, anche senza il recupero
in loco del portale che, al centro dell’attenzione della pubblica opinione
cittadina per circa un secolo, alla fine - dopo una "quarantena" trascorsa
in gabbia in omaggio alle diatribe giudiziarie - viene ospitato dalla
Soprintendenza. |