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ARCHIVIO CRONACHE DELL'IRPINIA |
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L'ULIVO MORTIFICA GENTE E ISTITUZIONI
14-08-2004 - Quanto avvenuto (o non avvenuto) nelle rispettive sedute di insediamento del Consiglio comunale di Avellino e del rinnovato Consiglio provinciale è unicamente vergognoso. Se alla fine il governo del Capoluogo, dopo una serie di ripensamenti, è riuscito a prendere il largo, il governo della Provincia è ancora al palo, non è ancora nelle condizioni di funzionare. Gli inquilini dei due palazzi più importanti dell'Irpinia, finiti miseramente nella gola delle Forche Caudine allestite sul campo da talebani e ras, hanno rinunciato di fatto alle prerogative che l’attuale impianto legislativo riconosce ai loro rispettivi ruoli di Primo cittadino del Capoluogo e di Primo cittadino della Provincia. Questa loro rinuncia fa strage della democrazia e delle istituzioni e mortifica la volontà degli elettori. A pensarci bene - per dirla alla Cavour - i popoli hanno i governi che si meritano. Gli aggiustamenti che sopraggiungeranno in corso d’opera non faranno altro che confermare la fragilità istituzionale ab origine del sindaco Galasso e della presidente De Simone, circostanza questa che inevitabilmente aleggerà nel corso dell’intero mandato che l’uno e l’altra, accomunati da uno stesso destino, hanno ricevuto dal popolo irpino. Se questo vale per le due maggioranze, non meno triste è stato il comportamento avuto fino adesso dalle due minoranze: al di là di qualche fuga dall’aula (e per giunta a ruota libera), i rappresentanti del centrodestra a Palazzo di Città ed a Palazzo Caracciolo non sono andati pur avendo avuto l’opportunità di trasformare le difficoltà del centrosinistra in momenti di serrato confronto politico e di forte denuncia delle inammissibili interferenze dei partiti, pilotati appunto da talebani e ras, sulla gestione dei due maggiori Enti territoriali della provincia. Silenzio tombale a Piazza del Popolo, qualche flebile sussurro a Piazza Libertà. E’ pur vero che la protesta elevata a sistema non paga, ma è altrettanto vero che la testimonianza muta non appaga quanti, votando per la CdL, immaginavano ieri e sperano ancora oggi di avere nei due palazzi – sia pure dai banchi dell’opposizione – gente in grado di mettere alla gogna, con determinazione ed a voce alta, una maggioranza generata esclusivamente da interessi elettoralistici. Con i silenzi ed i sussurri, più attigui alla cultura di corte che alle istanze della piazza, non si va lontano.
L'IRPINIA NON SI RINNOVA
20-06-2004 - Il cinquanta per cento dei Comuni irpini ha rinnovato con il voto del 12 e 13 giugno 2004 la propria classe dirigente. Dai risultati emerge un dato inconfutabile: vecchie cariatidi legate alla Prima Repubblica, anche se ufficialmente scomparse dalle Istituzioni, si sono camuffate dietro la candidatura dei Primi cittadini, altre sono state riconfermate in quanto ancora legittimate a ricoprire la carica sindacale. E il nuovo? A rendere facile l'occupazione del potere da parte di chi del potere per lunghi decenni ha fatto l'essenza di vita, ha contribuito un centrodestra giunto ancora una volta impreparato e, cosa più grave, privo di identità all'appuntamento con il corpo elettorale.
DE MITA E MANCINO, DUE EX SENZA MEMORIA
12-06-2004 - Le sceneggiate preelettorali cui hanno dato vita in maniera disinvolta personaggi che hanno ricoperto, ed anche con successo, le più alte cariche dello Stato e delle istituzioni democratiche alla fine sono risultate disgustevoli, per i toni e i contenuti. Dopo aver costretto il Primo cittadino di Avellino (democristiano doc) a gettare la spugna e dopo aver affossato il Presidente uscente della Provincia (democristiano doc) immolato sull'ara della spartizione del potere con gli ex comunisti, gli eredi (indegni) di quello che fu il partito di De Gasperi e Sturzo si sono consegnati - mani e piedi, avendo rinunciato da tempo all'uso delle facoltà superiori - ai laici in camicia rossa, piegandosi persino ai diktat dei cespugli dell'Ulivo e buttando alle ortiche, nel tentativo evidente di sopravvivere agli eventi, moderatismo e popolarismo. Mai pagina più indecorosa sul piano squisitamente politico ed ideologico è stata affidata alle cronache provinciali come quella sottoscritta in questa vigilia elettorale dall'ex Presidente del Consiglio dei Ministri (De Mita) e dall'ex Presidente del Senato (Mancino), responsabili diretti ed indiretti delle fibrillazioni che da anni attraversano partiti e coalizioni. Rinnegare se stessi, il proprio passato, i propri principi e ripudiare i propri uomini in nome di una pretestuosa esigenza di dover riequilibrare l'assetto del variegato arcipelago ulivista altro non è che un delitto di alto tradimento ideologico di cui i due "ex" dovranno dare conto a chi andrà a scrivere la storia di questa convulsa fase della politica in Irpinia. Non paghi del potere gestito nell'arco di lunghi decenni, un potere che ha suscitato nella gente più soggezione e timore riverenziale che ammirazione e devozione, questi due "ex" della Prima Repubblica, pur di rimanere ancora in vetrina (diversa lettura non c'è), si sono piegati alla sponsorizzazione liberticida dei post-comunisti, facendo lievitare addirittura passioni tipiche di contrapposte tifoserie di uno stadio di calcio. Complice di questa involuzione culturale impressa da De Mita e Mancino al percorso istituzionale della politica in Irpinia indubbiamente è stata la borghesia avellinese abituata da sempre a vivere di favoritismi ed accomodamenti di varia natura, una borghesia che per anni ha affollato le segreterie del potente di turno esclusivamente per interessi personali, una borghesia che, per dirla alla Longanesi, pur vivendo in libertà, ha dimostrato nel tempo di non essere libera. Libera da condizionamenti, libera di impegnarsi per la realizzazione di una società moderna ed in linea con la cultura europea, libera di attivarsi per contribuire alla nascita di un sistema istituzionale-politico capace di riconoscere pari cittadinanza a diritti e doveri.
FALLIMENTO DI UNA POLITICA
20-01-2004 - Le ultime notizie provenienti dal mondo delle statistiche e delle indagini socio-economiche rassegnano all'opinione pubblica un'immagine dell'Irpinia per niente rassicurante sul piano del lavoro. I giovani alla ricerca della prima occupazione costituiscono un problema serio, mai affrontato responsabilmente dalla classe dirigente locale che, in buona sostanza, è la stessa che da mezzo secolo gestisce in maniera incontrastata le sorti dell'intera provincia. A fronte di miliardi di lire investiti in Irpinia all'indomani del sisma del 23 novembre 1980 con lo scopo di industrializzare vaste aree del territorio, allo stato si registra una situazione occupazionale più grave di quanto non fosse prima del tragico evento. Moltissime aziende realizzate grazie agli interventi speciali dello Stato non sono mai entrate in funzione e moltissime hanno chiuso i battenti dopo poco tempo dall'apertura, sia per la scarsa professionalità di improvvisati imprenditori e sia per macroscopici errori di valutazione che hanno prodotto soltanto devastazione del territorio e nulla più. I risultati delle indagini statistiche, quindi, suonano ancora una volta come dura condanna per quanti quel denaro pubblico hanno gestito, suscitando aspettative andate miseramente deluse e sfruttando per fini elettorali lo stato di bisogno della gente e di tanti giovani, da sempre costretti dalla necessità a tentare la fortuna altrove, in altre zone d'Italia se non addirittura in Paesi stranieri. A rendere ancora più precaria ed incerta la situazione socio-economica dell'Irpinia contribuisce la scarsa attenzione che il Governo regionale di Bassolino riserva alle problematiche, antiche e attuali, delle zone interne.
UNIVERSITA' DEL CALCIO
08-04-2003 - Coordinata dall’agenzia ProXevent, diventa operativa sul territorio provinciale l’”Università del calcio”, il sodalizio che, presieduto dall’avvocato Walter Mauriello, si prefigge di assicurare al mondo giovanile strumenti capaci di esaltare la sintesi tra la preparazione fisico-atletica e la formazione culturale-didattica. L’associazione, in relazione all’età ed ai luoghi di residenza dei giovani, si articola in tre sezioni e quattro classi e vede impegnati docenti nelle discipline di Inglese, Diritto Sportivo, Medicina Sportiva, Educazione in Comunità e Psicologia. Grande attenzione viene riservata dai responsabili del sodalizio all'interattività tra tra docenti, tecnici dirigenti e genitori degli iscritti in modo da fornire tempestive risposte alle esigenze ed alle problematiche tipicamente giovanili. “Nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate - ha dichiarato l’avvocato Mauriello, soddisfatto per i risultati conseguiti dall’associazione - possiamo affermare con certezza che il progetto posto in campo ha portato bambini e adolescenti ad assumere un diverso comportamento sportivo, condizionato e migliorato dalla conoscenza e dal sapere. Non lasceremo che attività a rischio si riapproprino del terreno da noi faticosamente conquistato”. Vittorio Coppola, direttore organizzativo della Proxevent, da parte sua, ha evidenziato la necessità di avviare tra quanti operano nel mondo giovanile azioni coordinate al fine di far emergere l’utilità didattica della sintesi tra la formazione educativa e quella sportiva. Le positive valutazioni espresse nei confronti dell’organizzazione “Università del calcio” da parte dell’Ente Provincia di Avellino, dall’AIC (Associazione Italiana Calciatori), da Funzionari federali della F.I.G.C. sono la testimonianza della validità del progetto che è alla base dell’associazione del presidente Mauriello.
EVENTO MEDICO
01-02-2003 - Tre anni di indagini cliniche, quattromila persone di età compresa tra i 40-80 anni residenti in otto paesi della valle del Sabato e della valle dell'Irno e dieci medici di base coadiuvati da quattro docenti universitari: questi i dati del "progetto Pace" (Peripheral Arteriopathy and Cardiovascular Events) finalizzato ad accertare l'incidenza della malattia arteriosa periferica ed il rischio cardiovascolare connesso in una ristretta area geografica. Lo studio è stato condotto dall'Associazione di Medicina Generale (Medigeat) con sede ad Atripalda e coordinato dal professor Gregorio Brevetti del Dipartimento di Medicina Clinica, Scienze cardiovascolari ed immunologiche dell'Università degli Studi Federico II. Il progetto - il primo nel suo genere ad essere condotto in Italia grazie all'interazione tra Università e medicina di base nell'ambito della prevenzione - ha visto impegnati i seguenti medici: Gerardo de Stefano (Solofra), Michele Roberto e Brunella Vitale (Serino), Giuseppe Galasso (S. Potito), Angelo Trodella (Salza), Pasquale Cerrato (Montoro Inferiore), Vittorio Ciampi (Manocalzati), Aldo Capodanno (Chiusano San Domenico), Aldo Laurenzano e Mariella Velardi (Atripalda).