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Consiglio avvelenato dalla politica il Sabato 24-07-2004

La due giorni di Consiglio comunale si è aperta all’insegna di polemiche politiche e di clamorosi ripensamenti. Le novità degli ultimi mesi e soprattutto le scorie elettorali hanno bloccato l’assise comunale in una discussione che ha portato via gran parte della seduta di mercoledì scorso. Lo scontro è stato acceso, sia fra i gruppi che nei gruppi, sia nella maggioranza che nelle opposizioni. I lavori sono stati aperti dal sindaco Rega proprio con alcune comunicazioni di ordine politico: il passaggio del consigliere Carmine Andreotti dal gruppo (sarebbe più corretto dire sottogruppo) dello Sdi a quello della Margherita essendosi iscritto recentemente al circolo cittadino del fiorellino “Don Luigi Sturzo”; la richiesta di Luigi Parziale di considerarsi appartenente al gruppo “Centrodestra per Atripalda” in quota UDC e la richiesta di Andrea De Vinco di cambiare il nome del gruppo “Centrodestra per Atripalda” in “Centro per Atripalda”. Sul primo punto torneremo in chiusura con il commento di Ulderico Pacia, l’unico esponente dello Sdi in Consiglio comunale perché gli altri due punti, naturalmente connessi fra loro, hanno scatenato un vero pandemonio. In sostanza da un lato De Vinco voleva cambiare il nome del gruppo (di cui fanno parte anche Moschella e Parziale) mentre Parziale si è opposto. Il sindaco ha subito precisato che lo statuto comunale non contempla casi del genere, per cui ha fornito una interpretazione secondo cui Parziale avrebbe conservato la denominazione “Centrodestra per Atripalda” e De Vinco e Moschella avrebbero formato un nuovo gruppo con il nome di “Centro per Atripalda”. Ma De Vinco ha obiettato: "Non vogliamo formare un nuovo gruppo, ma solo cambiare il nome al precedente dal momento che non abbiamo più collegamenti con la destra. Parziale è fuoriuscito dal nostro gruppo". Ma il consigliere dell’UDC ha precisato: "Non mi sono mosso da dov’ero, quindi intendo conservare la denominazione di “Centrodestra per Atripalda”. Se vogliono, De Vinco e Moschella possono formare insieme un altro gruppo". De Vinco, di fronte a questa prospettiva, ha deciso di ritirare la richiesta di cambio di denominazione e mantenere quella precedente, quindi continuare a convivere con Parziale da “separati in casa” nello stesso gruppo di prima. Insomma, tanto rumore per nulla e tre mesi di annunci e proclami dissolti dinanzi al regolamento con giochi di impuntature e scaramucce. Sull’argomento si sono registrati molti interventi. Laurenzano, capogruppo di FI-AN, rivolgendosi a De Vinco: "Come fai a dire che sei ancora nel centrodestra quando alle elezioni provinciali hai votato per la De Simone? Abbi il coraggio di dimetterti, sei un trasformista, abbandona l’aula consiliare ed evita di continuare a bivaccare nel centrodestra. E non appropriarti dei voti di Moschella perché sono tutti suoi, il tuo inciucio con il centrosinistra ha rivelato la verità. E sul cambio di nome lo statuto è chiaro: non si può cancellare un simbolo se c’è ancora un consigliere che lo rappresenta". De Vinco ha replicato: "Ci vediamo alle prossime elezioni…". Parziale: "Prendo atto del passo indietro di De Vinco ma pretendo chiarezza altrimenti abbandono l’aula". Moschella: "L’unico trasformista è Andreotti che è passato dallo Sdi alla Margherita.". Capaldo, capogruppo dell’Ulivo: "La possiamo definire una tempesta estiva, breve e non dannosa. L’unico fatto rilevante è capire se è cambiata la posizione dei gruppi rispetto all’Amministrazione. E così non è, tutto è rimasto com’era prima. Andreotti non è un trasformista, la sua scelta va rispettata, resta nel centrosinistra. Nessuno di noi, invece, ha chiesto a Moschella che ci faceva nell’Udeur, partito collocato nel centrosinistra". Landi, coordinatore DS: "Resta poco chiara la posizione di Moschella che non può considerarsi indipendente dai partiti e dalle persone".  Aquino, assessore diesse: "Non si possono accettare i comportamenti di Moschella, comportamenti che andrebbero banditi da questo consesso. Strumentalizzare le persone, essere sleali fa male alla politica". Moschella: "Comprendo lo sfogo di Aquino, la mancata rielezione è stata un brutto colpo, se lo sapevo avrei dirottato qualche voto sui di lui… Rivendico la mia indipendenza". Quindi è intervenuto Troisi, coordinatore Margherita: "Mi aspettavo più saggezza nelle parole di Aquino. Non c’è nulla di amorale nel comportamento di Moschella, che, non dimentichiamolo, ha sostenuto il centrosinistra. Piuttosto, era compito di chi ha potere decisionale bloccare la sua candidatura". Ma sul passaggio di Andreotti dallo Sdi alla Margherita l’intervento più corrosivo è stato quello dell’assessore Pacia: "L’uscita di Andreotti dal nostro partito non ha provocato danni, per sei anni, da quando cioè siede in questi banchi, non ha mai effettuato un intervento a nome dello Sdi". E Andreotti neanche stavolta ha fatto sentire la sua voce.